"Blade Runner 2049" ("Blade Runner 2049") - 2017

 

Che fardello enorme si portava dietro questo film, sequel di un titolo che è ormai diventato leggenda. Villeneuve non è uno stupido, sapeva che non avrebbe mai potuto eguagliare quel capolavoro (fra l'altro frutto di mille piccole coincidenze) e agisce di conseguenza, realizzando una pellicola che riesce ad essere sia "Blade Runner" sia "un film di Villeneuve".

Mantenendo intatto il fascino del fantastico mondo creato da Scott (anzi addirittura lo amplia con gusto e coerenza) il regista riesce a creare nuove tematiche direttamente collegate al tema del primo film. Ma andiamo con ordine...

La messa in scena è mostruosa, tutta la metropoli è forse ancora più opprimente e affascinante di quando l'avevamo lasciata. La fotografia del veterano Roger Deakins è splendida, gioca continuamente tra luci e colori regalandoci effetti memorabili e arricchendo le location di Dennis Gassner, già bellissime e particolarmente ispirate in ogni dettaglio. Tanto per ricordare, i due (Deakins e Gassner) avevano già lavorato insieme in quel gioiello di Skyfall.

Da questo possiamo capire che una delle forze di Villeneuve è stato circondarsi di validi professionisti in questa difficilissima impresa, anche da un punto di vista recitativo. Ed ecco che, forte della sua ottima direzione degli attori, viene fuori un cast che recita al 110%. Primo fra tutti un Ryan Goslin che vince e convince nei panni dell'agente K, protagonista controverso e veicolo per presentare un approfondimento sulle tematiche dell'esistenza, dell'amore e dell'evoluzione dell'uomo. Accanto a lui un Harrison Ford in grande spolvero, che offre una delle sue migliori prove in carriera (curioso notare come Goslin funzioni a meraviglia accanto ad un attore più anziano come partner, come avevamo già notato nel bellissimo "The Nice Guys"). Poi tutti, dal trittico di donne in primo piano De Armas (dolcissima e profondamente catalizzante nonostante le limitazioni) - Hoeks (l'espressività del suo sguardo racconta un mondo di emozioni) - Wright (ormai perfettamente a suo agio nei panni della donna forte), passando dal solito Jared Leto (che quando non esagera riesce ad essere convincente in ogni ruolo) e finendo per un Bautista che, in pochi minuti, ci dimostra come stia veramente diventando veramente un buon attore.

 

Difficile parlare della storia senza incorrere in spoiler, per cui dirò solo che le tematiche affrontate (e sono diverse) sono interessanti e perfettamente in linea con quanto abbiamo già imparato ad amare da 35 anni a questa parte. Una delle cose che ho apprezzato di più è stato quel senso di ambiguità che già era presente nell'originale, qui riproposto più volte con molta intelligenza, chiudendo diverse cose e lasciandone (volutamente?) aperte altre. Attenzione però, non ho avvertito quel senso di "ricerca di serialità" che ho letto in giro; "Blade Runner 2049" è figlio del primo Blade Runner e ne sviluppa alcuni aspetti, mantenendo però una sua identità e giustificandone la sua realizzazione, che non è poco. Se proprio voglio trovargli un difetto, anche questo da rapportare al suo predecessore, nonostante un comparto sonoro davvero potente, la colonna sonora di Johannsson e Zimmer riesce ad accompagnare in maniera molto convincente le scene ma siamo molto lontani dalle memorabili composizioni di Vangelis.

Alla fine siamo un gradino sotto ad uno dei più bei film della storia del cinema, direi che c'è da essere contenti.

Complimenti per la riuscita (e per il coraggio) a Denis Villeneuve.

 

P.S. Un piccolo pensiero finale: ho letto in rete come diverse persone si siano lamentate del ritmo del film (lungo 163 minuti), di persona ho visto al cinema gente che se ne andava dopo il primo tempo o di chi si annoiava, specie fra i giovani. Mi rendo conto che il pubblico sta abbandonando ogni criterio con cui vede un film, sempre più considerato un prodotto da guardare distrattamente e dimenticare, che ha bisogni ogni poco di momenti action o colpi di scena per mantenere vivo l'interesse. Il mondo moderno, con la sua mole di informazioni, ci sta drasticamente accorciando la soglia dell'attenzione. Forse è anche questo uno dei motivi del successo delle serie tv, che con i loro episodi da 40-50 minuti approfittano della durata massima del nostro interesse ai minimi storici. Le nuove generazioni stanno crescendo così e quelle vecchie lo stanno diventando. Una cosa molto triste, soprattuto per il cinema.

 

"Te la cavi benissimo anche senza l'anima"

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